Il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini si chiude con un altro risultato negativo per Francesco Bagnaia. Il pilota torinese è caduto alla curva 2 del circuito di Misano Adriatico, mentre era impegnato nella lotta per la zona punti, collezionando il terzo zero consecutivo dopo quelli ottenuti a Silverstone. Per Bagnaia, il fine settimana romagnolo ha confermato le difficoltà nel trovare il giusto feeling con la Desmosedici GP26.
La caduta alla curva 2
Nel dopogara Bagnaia ha spiegato la dinamica dell’incidente. Dopo una partenza migliore rispetto alla Sprint, il pilota era riuscito a entrare nella top ten. Quando Franco Morbidelli è stato costretto a scontare il long lap, Bagnaia ha provato a seguire Fabio Di Giannantonio, che aveva mostrato un buon ritmo.
Nel tentativo di aumentare la velocità in ingresso alla curva 2, però, ha perso l’anteriore ed è scivolato. «Questa volta c’è un motivo chiaro per la caduta, ma resta il rammarico perché un piazzamento nei dieci sarebbe stato un ottimo risultato per come si erano messe le cose», ha spiegato il pilota. L’episodio ha così vanificato la possibilità di conquistare punti in una gara già complicata.
Il problema del feeling
La difficoltà principale, secondo Bagnaia, riguarda la confidenza con la moto, un problema che si trascina da diverse gare. Il pilota ha riconosciuto il lavoro della squadra, ma ha ammesso di non riuscire ancora a interpretare il mezzo come vorrebbe, soprattutto nelle fasi di staccata, ingresso e percorrenza di curva.
«Bisogna accettare la realtà dei fatti: attualmente il nostro livello è da nono o decimo posto e dobbiamo ripartire da qui», ha dichiarato Bagnaia. La sua lettura è che le cadute siano anche il risultato della volontà di cercare il limite fino alla fine: «Se continuo a cadere è perché ci sto provando fino alla fine, e continuerò a farlo anche in Austria». Il prossimo appuntamento sarà quindi un’altra occasione per provare a interrompere la serie negativa.
Nel corso dell’analisi del fine settimana, il campione piemontese ha affrontato anche il tema della crescita dei piloti italiani nelle categorie del motociclismo. Bagnaia ha sottolineato il divario strutturale con la Spagna, dove i giovani possono allenarsi più facilmente con moto di cilindrata 600 o 1000 e accedere ai circuiti a costi inferiori.
Secondo il pilota, in Italia i costi elevati e le limitazioni legate all’età rendono più difficile la formazione dei nuovi talenti. I campionati giovanili spagnoli, inoltre, utilizzano moto simili a quelle del Mondiale e costituiscono un percorso di crescita particolarmente efficace. Per questo, ha osservato Bagnaia, anche diversi ragazzi italiani scelgono di formarsi oltreconfine.