Il pubblico ministero Davide Ercolani ha chiesto l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, per un 43enne milanese e un 37enne riminese accusati di violenza sessuale in concorso ai danni di una donna di 50 anni della Valconca. Il più giovane dei due imputati deve rispondere anche di estorsione.
Le contestazioni
I fatti contestati si sarebbero verificati durante alcuni incontri avvenuti a Cattolica nel febbraio 2024. Secondo la ricostruzione iniziale dell’accusa, i due uomini avrebbero costretto la donna a compiere e subire atti sessuali, anche attraverso la minaccia di un coltello.
Al 37enne viene inoltre contestato di avere ottenuto dalla vittima 900 euro, attraverso alcuni bonifici effettuati successivamente agli incontri. L’ipotesi accusatoria comprende quindi sia la violenza sessuale commessa in concorso sia, per il solo imputato più giovane, l’estorsione.
Il dibattimento
Nel corso del processo, tuttavia, le dichiarazioni della donna sarebbero risultate caratterizzate da alcune contraddizioni e da diversi passaggi accompagnati da non ricordo. Questi elementi hanno inciso sulla valutazione dell’impianto accusatorio e sulla richiesta formulata in aula dal pubblico ministero.
Durante il dibattimento è emersa anche una ricostruzione diversa da quella iniziale, secondo cui i rapporti sessuali sarebbero stati consenzienti e si sarebbero svolti in cambio di droga. Si tratta della versione esaminata nel procedimento e posta in relazione alle dichiarazioni raccolte nel corso dell’istruttoria.
Il collegio penale ha rinviato il procedimento alla prossima settimana, quando sono previste le repliche delle parti e, al termine della discussione, la sentenza. Fino alla decisione del collegio, per entrambi gli imputati vale la presunzione di non colpevolezza.