Tutela istituzionale

San Marino, regole più rigide per usare il nome nello sport

Il provvedimento affida al Comitato olimpico l’autorizzazione e prevede controlli, tempi per adeguarsi e possibili sanzioni.

San Marino, regole più rigide per usare il nome nello sport

Utilizzare il nome della Repubblica di San Marino sulle divise o nelle ragioni sociali non sarà più automatico. Un decreto introduce una disciplina specifica per regolamentare l’impiego della denominazione sammarinese in ambito sportivo e affida al Comitato olimpico nazionale sammarinese il compito di autorizzarne o revocarne l’utilizzo.

Il provvedimento punta a verificare che le società e le realtà sportive che adottano il nome del Paese abbiano un legame effettivo con il territorio e siano coerenti con i valori richiamati dalla Repubblica. La norma si applica in modo generale, senza distinzioni legate alla disciplina praticata, alla federazione di appartenenza o al campionato disputato.

Domande entro novanta giorni

Chi già utilizza la dicitura San Marino avrà novanta giorni per regolarizzare la propria posizione e presentare una richiesta formale al Cons. Il Comitato olimpico dovrà esaminare le istanze e pronunciarsi entro dieci giorni lavorativi. L’autorizzazione non sarà tuttavia definitiva: potrà essere revocata se l’attività o la condotta della società dovessero arrecare pregiudizio al prestigio o agli interessi della Repubblica.

In caso di mancato adeguamento o di rigetto della domanda sono previste sanzioni pecuniarie e l’obbligo di eliminare il nome sammarinese dalla ragione sociale. La nuova disciplina colma così un vuoto normativo e introduce una procedura per valutare preventivamente chi possa associare la denominazione dello Stato a un’attività sportiva.

Il caso del calcio

Il provvedimento riporta inoltre l’attenzione sul caso del San Marino calcio, società riconducibile a Emiliano Montanari. Il club mantiene il riferimento al Titano nella denominazione, ma svolge le proprie attività oltre confine: campo, sede degli allenamenti, strutture e partecipazione al campionato si collocano infatti nell’ordinamento sportivo italiano.

Il decreto non cita espressamente la società, ma le nuove regole riguardano tutte le realtà che utilizzano il nome della Repubblica. Saranno quindi le singole richieste e le valutazioni del Comitato olimpico a stabilire se sussistano i requisiti per mantenere la denominazione e a determinare eventuali provvedimenti nei confronti dei soggetti che non rispetteranno la disciplina.