Una docente precaria ha ottenuto dal Tribunale di Rimini, Sezione Lavoro, il riconoscimento della Retribuzione Professionale Docenti anche per i periodi di supplenza breve e saltuaria. Il giudice ha condannato l’Amministrazione al pagamento delle differenze retributive maturate, oltre agli interessi legali.
La vicenda riguarda il servizio svolto dall’insegnante durante l’anno scolastico 2021/2022. Nel corso di quell’anno la docente aveva prestato complessivamente 103 giorni di servizio con contratti a tempo determinato, senza ricevere la componente retributiva prevista per il personale della scuola.
Il riconoscimento della retribuzione
La Retribuzione Professionale Docenti, indicata anche con l’acronimo Rpd, è una componente fissa e continuativa dello stipendio degli insegnanti. La disciplina è prevista dall’articolo 7 del CCNL Scuola del 15 marzo 2001. Nella decisione, il Tribunale ha ritenuto che il beneficio debba essere riconosciuto anche per i periodi di supplenza breve effettivamente prestati.
Il provvedimento richiama il principio di non discriminazione tra il personale assunto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato, già affermato dalla Corte di Cassazione. Secondo questo orientamento, la diversa durata del contratto non può giustificare, a parità di servizio svolto, l’esclusione da una componente retributiva collegata all’attività di insegnamento.
Prescrizione quinquennale
La sentenza precisa inoltre che le differenze retributive sono soggette al termine di prescrizione quinquennale. Il riconoscimento consente quindi di rivendicare gli importi maturati entro i limiti temporali stabiliti dalla legge, anche con riferimento ai periodi di servizio già svolti.
Il ricorso è stato seguito dall’Ufficio legale nazionale della Uil Scuola, con gli avvocati Domenico Naso e Cinzia Ganzerli. Per il sindacato, la pronuncia costituisce un ulteriore passaggio nella tutela economica dei docenti precari e nel riconoscimento del trattamento retributivo spettante durante i periodi di servizio.