Uso responsabile

In Romagna calano gli antibiotici: risparmiato oltre un milione

I risultati illustrati da Carlo Biagetti al congresso SIMPIOS: meno prescrizioni e farmaci più mirati nell’Ausl territoriale

In Romagna calano gli antibiotici: risparmiato oltre un milione

In Romagna il consumo di antibiotici è diminuito negli ultimi due anni, scendendo sotto la soglia indicata dalla Regione Emilia-Romagna. Il dato è stato presentato da Carlo Biagetti, direttore delle Malattie infettive di Rimini e del programma aziendale SPIAR per il contrasto all’antibiotico-resistenza, durante il 13° Congresso nazionale SIMPIOS di Verona.

Perché l’uso va limitato

Gli antibiotici sono fondamentali quando devono curare infezioni batteriche, come una polmonite, ma non hanno effetto contro raffreddore, influenza e altre patologie di origine virale. Il loro impiego non necessario può alterare il microbiota intestinale, l’insieme dei batteri che contribuiscono alla digestione, alla difesa dalle infezioni e al funzionamento del sistema immunitario.

Ogni ciclo può favorire la sopravvivenza e la moltiplicazione dei microrganismi resistenti, rendendo più complesse eventuali infezioni successive. Tra gli effetti indesiderati rientrano anche episodi di diarrea e infezioni da Clostridioides difficile, che possono assumere forme gravi soprattutto nelle persone anziane. Il microbiota, inoltre, può influenzare la risposta ad alcune terapie oncologiche, comprese immunoterapia e CAR-T: diversi studi hanno rilevato risposte peggiori nei pazienti che avevano assunto antibiotici ad ampio spettro prima dei trattamenti.

Meno consumi e una spesa più bassa

Il miglioramento registrato nell’AUSL della Romagna riguarda sia la quantità sia la qualità dei farmaci utilizzati. Sette antibiotici su dieci appartengono alla categoria di prima scelta, con un’azione più mirata e un minore rischio di favorire resistenze. Secondo i dati illustrati al congresso, nel 2025 la spesa è diminuita di oltre un milione di euro rispetto all’anno precedente.

Il risultato è attribuito anche al coinvolgimento di medici di famiglia e pediatri, che hanno seguito attività formative e possono consultare un’applicazione con indicazioni rapide sull’appropriatezza delle prescrizioni. Lo strumento è stato utilizzato quasi 12.000 volte in nove mesi. Tra i prossimi interventi sono previsti test rapidi negli ambulatori, attraverso un tampone o una goccia di sangue, per distinguere in pochi minuti le infezioni respiratorie virali da quelle batteriche.

Il programma aziendale per il rischio infettivo e l’uso corretto degli antibiotici coinvolge infettivologi, infermieri specializzati, microbiologi, farmacisti, medici di direzione e specialisti della sanità pubblica. L’attività comprende il monitoraggio delle prescrizioni in ospedale e sul territorio, la sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza e la verifica dell’efficacia delle misure adottate.

Ai cittadini viene raccomandato di non chiedere antibiotici per raffreddore, influenza o mal di gola virale, di assumerli esclusivamente su prescrizione e secondo dosi e durata indicate dal medico. I farmaci avanzati non devono essere conservati per usi successivi né condivisi con altre persone. L’obiettivo, ha spiegato Biagetti, è promuovere una scelta basata sul rapporto tra beneficio atteso e possibili danni, evitando di considerare l’antibiotico come un rimedio contro febbre o malesseri non causati da batteri.