Rimini si trova al centro di un paradosso economico: ad agosto il costo della vita risulta il più alto d’Italia, mentre il reddito medio dei contribuenti resta il più basso dell’Emilia-Romagna. A rilanciare il tema è Emma Petitti, vice segretaria regionale del Partito democratico e consigliera regionale, che ha collegato i dati al modello di sviluppo della città e del suo territorio.
Secondo le cifre citate da Petitti, una famiglia media si troverà a sostenere una spesa aggiuntiva di 1.128 euro all’anno, in un contesto di inflazione vicina al 4%. Sul fronte dei redditi, nel 2024 la media per contribuente in provincia si è fermata a 23.730 euro, contro i 28.080 euro dell’intera regione e i 30.690 euro registrati a Bologna.
Il peso della stagionalità
Per la consigliera, le difficoltà hanno origini strutturali e sono legate a un’economia fondata soprattutto su turismo, commercio, ristorazione e piccole imprese. Un sistema che ha garantito sviluppo, occupazione e benessere, ma che mostra anche limiti evidenti nella continuità del lavoro e nella crescita dei salari.
Un elemento centrale è la stagionalità. La Camera di commercio, richiamata nel documento, segnala che il basso numero medio di giornate retribuite risente del forte ricorso al lavoro turistico stagionale. Nel 2026, con l’avvio della stagione, l’86% delle entrate programmate dalle imprese risultava a tempo determinato. Anche la produttività per addetto, secondo i dati citati, è inferiore alle medie regionale e nazionale.
Affitti e trasformazione del mercato abitativo
Alla pressione sui bilanci si aggiunge il costo delle abitazioni. Ad agosto 2026 gli affitti medi richiesti a Rimini raggiungevano 12,89 euro al metro quadrato, con un aumento vicino all’8% in un anno. Il prezzo medio di acquisto sfiorava invece i 3.000 euro al metro quadrato. Nelle aree di Marina Centro, San Giuliano Mare e Tripoli Mare il canone arrivava a 17 euro al metro quadrato.
Petitti attribuisce una parte della difficoltà anche alla crescita del turismo e delle locazioni brevi, che ridurrebbero l’offerta disponibile per residenti, lavoratori, giovani e famiglie. Il problema, sostiene, è che i costi di una città turistica si mantengono per tutto l’anno, mentre una quota importante dei redditi continua a dipendere da impieghi discontinui e da una produttività relativamente contenuta.
Tra le proposte indicate figurano l’allungamento della stagione attraverso congressi, eventi, sport, cultura e università, oltre all’attrazione di attività a maggiore produttività nei settori digitale, dei servizi avanzati, della ricerca e dell’innovazione. Sul fronte abitativo vengono suggeriti più alloggi destinati all’affitto permanente, il recupero del patrimonio inutilizzato, l’edilizia sociale e convenzionata e regole per le locazioni turistiche. L’obiettivo dichiarato è collegare la qualità dell’offerta turistica a una maggiore stabilità occupazionale e a salari più alti.