Operazione della Polizia

False certificazioni nei Cpr, coinvolto un medico di Rimini

La Procura ravennate ipotizza attestazioni destinate a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari

False certificazioni nei Cpr, coinvolto un medico di Rimini

Dalle prime ore della mattina la Polizia di Stato è impegnata in un’operazione giudiziaria legata alla presunta formazione e al rilascio di certificazioni mediche false. I documenti, secondo l’ipotesi investigativa della Procura della Repubblica di Ravenna, sarebbero stati destinati a impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri, i Cpr.

L’attività è condotta dal Servizio centrale operativo e dalla Squadra Mobile di Ravenna, con il supporto delle Squadre Mobili competenti per territorio. Gli agenti stanno eseguendo plurimi decreti di perquisizione locale, personale e informatica emessi nell’ambito del procedimento penale.

Perquisizioni in nove città

Le verifiche riguardano oltre venti professionisti e interessano le città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Tra i destinatari dei provvedimenti figurerebbe anche un medico riminese. Le operazioni vengono svolte con il concorso delle strutture investigative locali della Polizia di Stato.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, con una sola eccezione, i medici destinatari delle perquisizioni non risultano iscritti nel registro delle persone sottoposte alle indagini preliminari. L’attività è quindi finalizzata all’acquisizione di elementi utili a chiarire la presunta emissione delle attestazioni e il loro eventuale utilizzo per evitare il trattenimento nei Cpr.

Il commento di Salvini

Sulla vicenda è intervenuto il leader della Lega Matteo Salvini, che ha definito molto grave quanto sta emergendo. In caso di accertamento delle responsabilità, Salvini ha ipotizzato la radiazione dall’albo dei medici e il pagamento dei danni per le mancate espulsioni delle persone che avrebbero beneficiato delle certificazioni. Le dichiarazioni si riferiscono a un procedimento ancora in corso e alle ipotesi investigative al vaglio della Procura di Ravenna.