Una nuova testimonianza riaccende l’attenzione sul caso della morte di Marco Pantani. Secondo quanto riferito dall’agenzia LaPresse, un detenuto che all’epoca si trovava nel carcere di Rimini avrebbe raccontato a un agente della polizia penitenziaria che il ciclista fu picchiato per il recupero di un debito legato alla droga.
La confidenza, inizialmente non messa a verbale, sarebbe stata successivamente acquisita dalla polizia giudiziaria della Procura di Rimini, che ha ascoltato il detenuto nell’ambito dell’ultima indagine sul presunto omicidio del campione. Il testimone avrebbe parlato di un credito di circa 260mila euro e avrebbe sostenuto che Pantani fu aggredito la mattina prima di essere trovato senza vita.
Il ritrovamento nella stanza del residence
Marco Pantani fu trovato morto il 14 febbraio, 22 anni fa, nella stanza D5 del residence Le Rose, a Rimini, struttura oggi demolita. Il decesso del Pirata è stato oggetto di successive verifiche e riaperture investigative, anche alla luce di dubbi sulle circostanze della morte e sulla gestione delle prime fasi degli accertamenti.
Le dichiarazioni del detenuto, secondo quanto emerge dai verbali di escussione, potrebbero essere compatibili con alcuni elementi contenuti nel referto autoptico. Nel documento si legge che le ferite ematiche riscontrate sul volto e sugli occhi di Pantani potrebbero essere riferibili a un pestaggio. Si tratta tuttavia di una valutazione da esaminare nel quadro complessivo dell’inchiesta e non di una conferma dell’accaduto.
I dubbi sugli accertamenti
Tra gli aspetti richiamati nelle verifiche figura anche il fatto che gli agenti della polizia scientifica non sarebbero stati fatti entrare nella camera del residence prima degli altri investigatori. La circostanza è stata riferita durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, alla quale sono stati esposti alcuni interrogativi sulla conservazione e sulla lettura della scena.
Ulteriori perplessità riguardano gli operatori del 118, che secondo il testo non furono ascoltati dalla magistratura nell’immediatezza del fatto. Anche questo elemento è stato richiamato nell’ambito degli approfondimenti sul decesso, senza che nel testo siano indicate nuove conclusioni definitive.
È trascorso circa un anno dall’acquisizione delle dichiarazioni del detenuto. Il giudice per le indagini preliminari non ha ancora fissato l’udienza per decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. La decisione del gip stabilirà quindi se l’inchiesta dovrà essere chiusa oppure se proseguiranno ulteriori accertamenti sulla morte del ciclista.